"Cosmo Blues Hotel" Edizioni Clandestine
autore: Io
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Un filo sottile, ma di un rosso acceso, a tenere unite delle storie. Volti che si sfiorano, nomi che ritornano, destini che si intrecciano in un lampo improvviso e che subito risprofondano nella folla indistinta, tra le auto parcheggiate in seconda fila. Il Cosmo in cui si consumano queste vicende è quello veloce e sfuggente della città, dell’adesso, del quotidiano scorrere di volti, fatti, momenti, seppur macchiati talvolta da un’ironia surreale ed inclemente, che in riflessioni rapide, a volte misogine, a volte amare, prendono in giro la misoginia e l’amarezza stesse. Racconti svelti, svegli, come svegli stanno a lungo i personaggi, nelle albe torbide di smog e frequenze televisive seguite controvoglia. L’aria è quella inconfondibile delle metropolitane, l’odore stagnate di troppe persone che non riescono più a venirsi incontro e chiedono aiuto alla musica, agli addittivi, alla volgarità – che è pur sempre un modo per uscire dagli schemi. In tutto questo c’è come una violenza sottesa che circola come un gas, che è poi la violenza dell’esser lasciati soli, del sesso tra tutti dove nessuno conta davvero, della voglia di saltare anche se è troppo alto. All’uomo di oggi è richiesto di andare spedito, di raggiungere in fretta le mete prestabilite, non importa con che mezzi, purché la testa sia spenta. Ecco che allora i personaggi ritratti in Cosmo Blues Hotel si figurano come anti-eroi che cercano di sopravvivere, per come possono, all’alta velocità, prendendo in giro personaggi televisivi, donne facili, pazzi armati… la stralunata fauna umana dell’oggi.

(c) Stefano Lorefice
domenica, giugno 28, 2009
Andava con altri due o tre
che lo seguivano nella scia
di una velocità senza requie
nei disordini.
Per poco, nel volto giovanile,
si era visto il suo profilo affilato
indagatore, prima di scomparire.
da "Armi e mestieri" Giampiero Neri
Quando pensi che a nessuno importi se sei vivo, prova a non pagare per due mesi la rata della macchina.
John Belushi
con la notte alle calcagna
morsi, carezze, redini
le luminarie non portano a precisi indirizzi
solo transiti troppo brulli
e pochi amari ricordi, insolenti
importa solo comprare la strada sgombra
fin dove l'occhio si posa al margine color alba della lentezza
nessun altro riflesso dalle insegne stantie dei grill notturni
la voce del viaggio dimenticherà persino i padroni
"Resti Diurni" (Lietocolle 2009, Giovanni Silvestri)

(c) Stefano Lorefice
mercoledì, giugno 03, 2009
era in fila con gli altri
della specie, quella rumorosa
dei vivi in città, nello sforzo finale
di spegnere la sigaretta,
prima del piatto caldo dovuto
per misericordia a tutti,
s’è capito che nel sistema
s’arrangiava pure lui:
c’erano una tovaglia, piatti
di plastica, profumo di pane
ed una minima coda
laterale; roba di sale,
olio e spezie,
tutti valori contabili della fame
***
si allontanano fra i bidoni
neri della produzione in crescita,
lei ha il trucco appena segnato
e nel corpo ancora scosso il viso
dice tutte le cose,
consumano in parcheggi
estemporanei gli incontri,
appena il freddo dà tregua
nel dopolavoro, stanno sul fondo
e riemergono, come in un’ottava
ripresa dove muso duro
a muso duro
ci si gioca una carriera
da pugili di zona industriale
dalla nuova raccolta di poesie...
(c) St. Lorefice
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